martedì 24 aprile 2007

C'è solo un Presidente (dopo Sarkò ovviamente)

Ecco il commento del maestro Francesco Cossiga sulle elezioni francesi:

"Il grande successo di Royal, non sposata e con 4 figli, è il rifiuto del modello cattolico-ugonotto-ebraico e laico di unione di un uomo ed una donna ai fini della procreazione in matrimonio."

mercoledì 18 aprile 2007

La stanza del silenzio

Fausto Bertinotti è un vero leader di sinistra, anche se cachemirizzata, è una persona corretta con gli avversari, apprezzabile anche per il concetto che ha della politica, veste molto bene, è attento ai movimenti culturali in seno alla società. E' affascinante con la r moscia, stile Avvocato.
I nostri apprezzamenti finiscono qui. Perchè poi non c'è nessuna persona come Bertinotti che è più lontana della nostra prospettiva politica.
Lui è la sinistra dei movimenti, del no-globalismo e dell'alternativa di Porto Alegre, è anti-americano e fieramente anti-israeliano, è quello che candida Luxuria e alimenta una battaglia laicista e vergognosa contro la Chiesa Cattolica.
Le sue idee interferiscono quotidianamente con il ruolo di Presidente della Camera, invece che tenere un self-control british mette becco su tutto, arriva a dire "il capitalismo italiano è un estremo di impresentabilità". Rispondono per le rime le Formiche:

"Stimiamo ed apprezziamo il presidente della Camera, Fausto Bertinotti. A maggior ragione, restiamo sgomenti di fronte alla sua affermazione secondo cui "il capitalismo italiano è un estremo di impresentabilità". Che la terza carica dello Stato si esprima in questi termini nei confronti degli imprenditori e degli operatori economici del suo Paese, davvero impensierisce. E' vero che esiste un problema di impresentabilità in una parte della classe dirigente italiana, ma consigliamo sommessamente a Bertinotti di volgere il suo sguardo nel Palazzo che guida e rappresenta"
Ma c'è un altro aspetto rivelatore del Bertinotti pensiero. Egli ha voluto dedicare una stanza della nostra Camera dei Deputati al silenzio. Sì, avete capito bene, al silenzio.
Qui, grazie a luci soffuse e sedie di classe (mica le sedie di plastica della porchetta di Ariccia!) i nostri degni rappresentanti potranno meditare e riflettere.
La stanza sarà progettato dall'architetto Paolo Portoghesi, le cui simpatie all'Islam sono note a tutti. Non c'è male dopo quella dedicata a Carlo Giuliani.
Ma veramente il senso religioso e la voglia di meditare si appagano col silenzio? Don Giussani e suoi ragazzi la pensano in modo molto diverso. E' un avvenimento, vedi il Cristo, che ci fa scoprire il senso autentico del religioso, come dice oggi Luca Volontè.
Perchè invece meditare col nulla assoluto, nessun simbolo religioso alle pareti? Bertinotti si vergogna del cristianesimo e del crocefisso?
Si, si vergogna delle proprie radici, vuole comprimere millenni di storia in una stanza vuota, soprattutto di anima e cuore.
Ma dal novello Robespierre che candida Luxuria, che possiamo aspettarci?

Addendum: per chi vuole capire meglio il Bertinotti pensiero, può leggere il suo libro intervista con Sergio Valzania, "La città degli uomini".

lunedì 2 aprile 2007

Una scuola nichilista

Articolo magistrale sul degrado della scuola italiana, firmato da Ernesto Galli della Loggia, oggi sul Corriere. Galli invita a riflettere sul vuoto educativo della scuola italiana, una scuola fatta a misura degli insegnanti sessantottini, una scuola che non trasmette i valori della vita, che non forgia i giovani. Una scuola destrutturata dal bullismo, dove manca la libertà.

Il colloquio che segue è tratto da un filmato su YouTube, registrato con un cellulare nella classe di una scuola italiana la settimana scorsa. Un alunno di una quindicina d’anni, è vicino alla cattedra con un microfono in mano e finge un’intervista alla professoressa: Alunno:Ma lei, professoressa, ha mai provato a mettersi un dito nel culo? Professoressa (imbarazzata e sussurrando): Ma che dici, via... Alunno: Ma lei quanto guadagna? Professoressa (come sopra): Non molto di certo... Alunno: Pensa che guadagnerebbe di più facendo la puttana? Questo il brutale, e testuale, referto delle parole. Le quali obbligano a infischiarsene del moralismo e a porsi una domanda: che cosa è, che cosa bisogna pensare di un Paese dove in un’aula scolastica è possibile un simile scambio di battute?
E dove è possibile che ciò accada senza che nelle 24 ore successive (almeno a quel che si sa) vi sia alcuna reazione significativa? A proposito di episodi di brutalità, di violenza o di rifiuto delle regole più elementari del vivere civile come questo, che si susseguono nelle nostre scuole, non è più possibile evocare la categoria onnicomprensiva di «bullismo ». Non è più possibile, cioè, rifugiarsi nella dimensione del patologico e magari pensare che l’azione di un ministro (che pure è necessaria e urgentissima: si svegli onorevole Fioroni, si svegli!) possa essere il rimedio. Certo: la scuola e l’istruzione sono coinvolte, eccome!, ma si tratta di ben altro. Si tratta nella sostanza di una frattura immensa che nella nostra società si è aperta tra le generazioni.
Una frattura che comporta spesso l’impossibilità di trasmettere dai padri ai figli i modelli comportamentali, le gerarchie dei valori accreditati, perfino le regole della quotidianità, che i primi bene o male si credevano tenuti a osservare e che i secondi oggi, invece, neppure quasi conoscono o trattano con assoluta noncuranza. Beninteso, nell’epoca della modernità tutti i passaggi generazionali hanno registrato un problema del genere, che però oggi si presenta in modo radicale per la presenza combinata di due fenomeni inediti e dirompenti. Da un lato l’enorme innalzamento del reddito che da mezzo secolo caratterizza tutte le nostre società, e che consente oggi anche ai giovanissimi, per non dire agli adolescenti, di avere in tasca (o di poter ragionevolmente aspirare ad averlo) denaro da spendere per un ammontare finora impensabile (quanti quindicenni nel 1960 potevano avere un mezzo di locomozione proprio?).
Dall’altro, più o meno nello stesso periodo, ha preso forma una gigantesca rivoluzione scientifico-tecnica di portata generale, sì, ma capace di irrompere in modo pervasivo nella quotidianità del privato (si pensi alla pillola, alla tv, a Internet, all’ingegneria genetica), ed è in questa nuova quotidianità—distruttiva degli antichi universi valoriali e stilistici rappresentati esemplarmente dalla scuola—che si forma la nuova soggettività giovanile, forte del suo potere d’acquisto e non più orientata a un rapporto di imitazione con il mondo adulto ma piuttosto in arrogante, spesso aggressiva e violenta, contrapposizione a esso. Il cui simbolo è non a caso il cellulare.
E’ accaduto, insomma, che nel tardo XX secolo i giovani siano divenuti i fruitori/apostoli di tutte le maggiori novità tecnico- scientifiche e in genere della massiccia innovazione sociale, acquisendone per riverbero il prestigio e un profondo sentimento di autonomia. I padri, invece, sono andati inevitabilmente perdendo, di pari pari passo, il senso culturale del proprio ruolo e dei valori ricevuti e la sicurezza in se stessi. Tutto ciò è specialmente vero per l’Italia perché in Italia la cultura dei padri era particolarmente fragile. Priva di forti modelli tradizional-borghesi, influenzata profondamente dall’incerto permissivismo sessantottesco e dai luoghi comuni culturali del politicamente corretto, essa si è trovata in una situazione di totale debolezza davanti all’irruzione dei processi di autonomizzazione della soggettività giovanile.
Non solo. Da noi era specialmente debole proprio l’istituzione deputata in primis a fare i conti con quella soggettività: la scuola. Cosa poteva mai opporre alla straordinaria sfida dell’epoca la povera scuola italiana, che arrivava all’appuntamento dominata dai sindacati, gestita da una lobby di pedagogisti di regime e guidata da politici paurosi, interessati solo alla carriera?

giovedì 29 marzo 2007

La strana coppia a difesa della famiglia: Pezzotta e Roccella

Il provincialismo dei giornali italiani, che legge i rapporti tra religione e politica con le lenti deformate dell'ideologia, è rimasto sbigottito.
Savino Pezzotta, uomo tutto d'un pezzo, e Eugenia Roccella, ex-radicale, editorialista del Foglio e Avvenire, insieme portavoce del Family Day, che si terrà a Roma il 12 Maggio.
I laicisti e i cattolici democratici che dominano nelle redazioni dei grandi giornali neanche ci dormono la notte.
L'allenza tra laici e cattolici in difesa della famiglia, una difesa completamente laica, che si ispira alla Costituzione e ai diritti naturali delle persone, li spaventa.
La ragionevolezza di moderati come Savino Pezzota, che stimo da una vita, ci rasserena e ci fa sperare in una battaglia sempre più condivisa a difesa dei nostri valori.
Lasciamo al loro destino i Di.co e Rosy Bindi, che ha avuto il coraggio di dichiarare che il manifesto del Family Day è vago e che il suo governo fa grandi politiche a favore della famiglia. Ma in che mondo vivi, Rosy? Avete mazzolato le famiglie più bisognose e con più figli con più tasse in Finanziaria. Chi ci dovrebbe pensare a quelle, Luxuria?

mercoledì 28 marzo 2007

Thè con Napolitano

La Caporetto di ieri compiuta in Senato dalla ex Casa delle Libertà aggroviglia e complica lo scacchiere politico. La situazione è effervescente.
Nel centrodestra il trauma di ieri ha lasciato molti segni, tra cui il completo stato confusionale di Forza Italia e le mosse a dir poco azzeccate di Pierferdi Casini.
Casini ha votato a favore della missione e aveva promesso che, se il governo non avesse ottenuto la maggioranza dei senatori eletti, sarebbe salito a colloquio con Napolitano. Cosa che avrebbero dovuto fare, fino a ieri, tutte le altre forze della Cdl.
Oggi solo Casini è salito al Colle, per chiedere le dimissioni di Prodi e un governo di larghe intese.
L'autolesionismo invece regna sovrano in Forza Italia e An. Gli esponenti dei due partiti si aggrovigliano in contorsionistiche giustificazioni del voto contrario alle missioni. Di salire al Colle non se ne parla nemmeno. Paolo Bonaiuti ha detto che ci si penserà nelle prossime ore. Chissà, forsea alle 2 di notte le porte del Quirinale sono ancora aperte...

Casini ieri ha fatto valere tutti gli insegnamenti che gli hanno fornito nella sua gioventù i leader democristiani, in particolare Arnaldo Forlani.
Ha votato a favore del decreto differenziandosi dalla Cdl e salvando l'onore dei militari all'estero, non ha aiutato Prodi, si è mostrato agli occhi della gente come un leader responsabile.
Roberto Weber, responsabile della SWG, ha dichiarato ad Affari Italiani che il progetto di un centro riformatore e liberale portato avanti da Casini potrebbe raccogliere tra il 15% e il 20% dei consensi, aggregando quella vasta prateria moderata delusa dalla flebile spinta liberale di Berlusconi e da un centro-sinistra condizionato dagli estremisti. Quindi UDC, pezzi di Forza Italia, Udeur, i cattolici della Margherita.
Vedremo che succederà. La tattica di Casini darà i suoi frutti? Bisognerà aspettare un pò di tempo. Con un Fini appiattito sulla Lega, la partita per formare un nuovo centro-destra sembra meno in salita.

Ora, dopo le analisi politologiche, serve buonsenso. Bisogna deporre le armi, firmare un bell'armistizio, specialmente con le amministrative alle porte.
Non servono vendette, altrimenti rischiamo di perdere un' occasione storica.

Addendum: il più lucido spaccato della situazione lo ha dato Andrea Marcenaro, nella sua Andrea's version di oggi. Eccola qua:
"Ditelo pure, voi. Dite pure che con l’astensione del centrodestra sull’Afghanistan il governo si è rafforzato e il centrodestra stesso si è indebolito. Ma noi risponderemo che la cosa più importante era riprendere la testa del nostro popolo che voleva travolgere Prodi. E l’abbiamo ripresa. Dite pure che il modo bislacco e ubriachesco con cui si è arrivati alla scelta ha compattato quelli che fin lì risultavano divisi e ha diviso quelli che fin lì sembravano compatti. Ma noi risponderemo che la cosa più importante era riprendere la testa del nostro popolo. E l’abbiamo ripresa. E aggiungete pure, sempre voi, sempre i soliti, che quella di votare contro si è rivelata una testimonianza ambigua, incomprensibile, velleitaria. E che meglio Casini, allora, e che siamo soltanto dei dilettanti, e che non mastichiamo niente di politica. Ma noi risponderemo per la terza volta che la cosa più importante era riprendere la testa del nostro popolo. E noi l’abbiamo ripresa, la testa del nostro popolo. E l’abbiamo riaperta. E dentro non c’era di nuovo un cazzo".

Dilettanti allo sbaraglio. Con il populismo contro i nostri soldati

Ieri è stata davvero una brutta giornata per il centrodestra. Il grande Marziale avrebbe detto dies nigro signando lapillo.
I componenti della ex-Casa delle Libertà hanno offerto uno spettacolo indegno al Paese. Per inseguire il populismo leghista e una fantomatica spallata, che non aveva corrispettivi nella logica fredda dell'aritmetica, sono arrivati a votare contro le missioni dei nostri soldati all'estero.
Il Cavaliere si è rivelato, in una occasione come questa, un dilettante allo stato puro. Il codazzo al seguito peggio (Schifani, Bossi, Fini).
Berlusconi ha fatto votare contro le missioni all'estero, non è riuscito a far passare un emendamento serio come quello Schifani, ha fatto cassare in commissione quello dell'Udc che poteva creare scompiglio nel malandato campo avversario, ha fatto passare Prodi come il vero difensore della politica estera atlantica e come autentico salvatore della patria, ha spaccato il centrodestra su una cosa che aveva votato la scorsa settimana.
Risultato peggio di questo non poteva esserci.
Ci siamo ridotti così noi di Forza Italia, ad inseguire la Lega e Calderoli, il quale oggi ha dichiarato che "non ci sono due opposizioni, ma una soltanto che ha fatto una cura dimagrante, eliminando la trippa.". Questa è la gente che ci ritroveremo nel Partito delle Libertà?
Qui si trattava di difendere l'onore della Nazione, si doveva riflettere, mediare, fare riunione con tutti i partiti (non come ad Arcore con la sola Lega), mettere a punto una strategia.
Si poteva spacchettare la missione in Afghanistan dalle altre missioni, e votarla in modo separato.
Niente di tutto ciò, abbiamo dato un formidabile assist all'Unione anti-americana e filo-talebana.
Il decreto è insufficiente, lo sappiamo tutti, bisogna abolire gli inutili caveat, aumentare il potenziale di difesa delle truppe.
Ma da qui a votare contro (così vale l'astensione) ce ne corre. Un centrodestra di stampo europeo so sarebbe comportato così? Io credo proprio di no.
Berlusconi avrebbe dovuto ascoltare i consigli di Ferrara, di Frattini, della NATO e dell'ambasciatore Spogli. Invece no, pensiamo a mandare a casa un governo senza avere i voti per farlo.
La cagnara che sollevano i nostri giornali, come Libero e il Giornale, quando nel titolo dicono che Prodi non cade grazie all'Udc, fa venire il vomito.
L'aritmetica dice che, pure senza il voto di Casini, la maggioranza numerica, non quella politica, ci sarebbe stata comunque.
Prendersela con Casini, che ha tenuto la posizione che noi abbiamo sempre assunto, è di un infantilismo politico immenso, come gridargli "traditore". Traditore de che?
Arrivati a questo punto di rottura, è necessario ricucire.
Serve una idea forte, radicalmente diversa dalla spallata e dai brogli elettorali che ci hanno tormentati in questi mesi.
Serve una iniziativa politica seria, insomma bisogna ricostruire il centrodestra, che è sempre quello dal 1994.
Basterà una leadership stanca come quella di Berlusconi? Pensiamoci su (io, come tanti di FI, penso a lui), non è lesa maestà, tutti sono importanti ma nessuno è indispensabile, anche se grande come Silvio.

venerdì 23 marzo 2007

I veri socialisti riformisti? Non in questa sinistra

Dalla turbolente fase di Tangentopoli, che portò, con una spietata ed abile operazione mediatico-giudiziaria, alla decapitazione di tutto il vecchio centrosinistra e a spianare la strada al PDS di Occhetto, uscito miracolosamente indenne dalle indagini della Procura di Milano, il sistema politico italiano ne è uscito terremotato e profondamente modificato.
A distanza di 15 anni, la questione socialista si ripropone all’ordine del giorno, grazie all’apertura nel centrosinistra dei cantieri del Partito Democratico, della Costituente Socialista di Bertinoro e del rassemblement della sinistra radicale.
Il progetto politico lanciato nelle scorse settimane a Bertinoro dal segretario dello SDI Borselli mira alla fine della diaspora e a ricostituire una forte area socialista, riunendo De Michelis, Spini, Caldarola con le vecchie glorie del passato tipo Giovanni Pieraccini. Il progetto è aperto pure al Correntone DS e a quelle forze che non riconoscono nel PD.
Non si sa dove si collocheranno questi temerari, se alla sinistra o alla destra del PD, se seriamente si fonderanno con la sinistra di Mussi, che è tutto fuorché socialdemocratica e riformista.
Ci corre in aiuto il colloquio di Giovanni Pieraccini con il Riformista, pubblicato sulle colonne del quotidiano arancione pochi giorni orsono. Noi potevamo pensare: nel 2007 un soggetto socialista si dovrebbe ispirare a Blair, a Clinton, a Shroeder. Niente di tutto questo: Pieraccini dice che immagina un socialismo riformista, ma nel senso lombardiano del termine, cioè programmazione economica e limiti alla libertà di mercato. A questo punto, tanto valeva riesumare la NEP dell’URSS…
Insomma, davanti a noi c’è uno scenario molto intricato. Vi immaginate che significa unire nello stesso partito De Michelis e Mussi? Un partito che mette al centro del suo programma un anticlericalismo intollerante da fine ‘800?
Alla radice di tutto però, c’è il fatto di non aver costruito, subito dopo il crollo della Prima Repubblica, un partito socialdemocratico come in tutta Europa. Occhetto predilisse la Cosa, oggetto misterioso, né carne né pesce, sospeso nel limbo, tra l’eredità gramsciana-togliattiana e il riformismo socialista. Ecco come sono i Ds: un ibrido, un partito senza cultura politica ben definita, ambiguo, giustizialista e allergico al riformismo liberale di Craxi.
Resta difficile credere, come fa l’ingenuo Enrico Manca, che il filone liberal-socialista possa vivere nel PD. Esso infatti non è altro che una creazione politica da laboratorio, una fusione a freddo tra due apparati burocratici pesanti, senza uno slancio di innovazione. Meglio ancora, una riedizione consumata del compromesso storico, come sognava 30 anni fa il padre del cattocomunismo italiano, Franco Rodano.
L’ombra di Craxi incombe sulla carcassa scassata della sinistra italiana e non le da tregua. Piero Fassino ha alle spalle un partito allo sfascio perché non ha ancora riflettuto sulla rivoluzione craxiana, ovvero la possibilità di una sinistra liberale in Italia. E’ inutile fare i liberisti, dare lezioni di mercato al centrodestra, e poi comprare banche coi soldi delle COOP o fare liberalizzazioni per ingrassare il loro monopolio. Ma questa è l’amara realtà.
L’unica speranza per i socialisti viene da Forza Italia. E’ in questo grande partito che socialisti liberali veri come Maurizio Sacconi, Stefania Craxi, Fabrizio Cicchitto hanno condotto dure battaglie per la libertà e per le riforme, come la Legge Biagi, e per una corretta interpretazione della storia del 900 italiano.
Per noi cattolici liberali di FI, che non veniamo dal PSI, confrontarci e portare avanti le battaglie politiche con queste persone ci fa veramente onore.
Ecco, cari socialisti riformisti, Bettino Craxi avrebbe voluto questo. Le culture politiche più moderne, e storicamente vincenti, che concorrono ad un obiettivo comune: la modernizzazione dell’Italia.

giovedì 22 marzo 2007

Strada Chamberlain: così siamo tagliati fuori dall'Occidente

Con la gestione del rapimento Mastrogiacomo, il Governo italiano, nelle persone del Presidente del Consiglio Prodi, del Ministro degli Esteri D'Alema, ma non di Arturo Parisi (che, ci auguriamo, sarà prontamente sostituito da Gino Strada), non solo ha tradito 50 anni di atlantismo, cardine della nostra politica estera.
No, come a Monaco 1938, emule di Chamberlain, si è consegnato al nemico con una resa senza condizioni, ci ha tagliato fuori dall'Occidente.
E' veramente strano, per una volpe come D'Alema, non aver previsto le critiche feroci e il disappunto, che gli Stati Uniti e le cancellerie di mezza Europa hanno espresso all'Italia e alla sua allegra diplomazia dei movimenti, come dice Fausto Bertinotti.
Un funzionario di Washington, che è voluto rimanere anonimo, teme che questo metodo può condurre su una strada pericolosa. «Non è vero che abbiamo approvato lo scambio e le concessioni ci hanno colto di sorpresa» ha concluso la fonte. Critiche pure sulla Conferenza di pace con i talebani e alle regole di ingaggio delle nostre truppe.
Poco dopo anche il ministero degli Esteri britannico ha espresso «preoccupazione» per «le implicazioni della liberazione dei talebani» collegata al rilascio di Mastrogiacomo: lo ha detto una portavoce del ministero degli Esteri britannico.
Dal governo di Angela Merkel, via Spiegel, giungono voci che definiscono «un errore enorme» lo scambio. «L'Italia è soddisfatta, il giornalista è soddisfatto, ma lo sono soprattutto i Talebani», dice la fonte, secondo cui quello scambio ha rappresentato «un segnale sbagliatissimo per tutti i gruppi radicali e incoraggia nuovi rapimenti con obiettivi ancora più ambiziosi».
La ciliegina sulla torta la troviamo in un articolo sul Corriere di Francesco Verderami, il quale ha raccolto informazioni dai Servizi, secondo cui i talebani liberati sarebbero il doppio.
Noi, oltre che caldeggiare la nomina di Gino Strada al Ministero della Difesa, proponiamo pure, come ha detto Cossiga, che la sua illustre personalità sia insignita del titolo di Cavaliere di Gran Croce. Il motivo è noto a tutti: aver liberato 5 o 10 capi talebani catturati ingiustamente dalle forze Nato.

Rassegna stampa: IL SISMI: A HERAT CI ATTENDONO GIORNI DURI (La Stampa); DANIELE E' SALVO, MA IL PREZZO E' ALTO di Umberto Ranieri (Il Riformista); ATLANTICO PIU' LARGO di Carlo Jean (La Stampa); QUESTO PAESE SENZA TRASPARENZA di Renzo Foa (Il Giornale).